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Questo articolo prende spunto da un libro che mi ha immensamente appassionato, si chiama “Creare successi” di Derek Thompson.

Già nel primo capitolo questo libro ti colpisce raccontando il potere dell’esposizione, ovvero perchè alcuni hanno “la fortuna” di diventare famosi e altri no.

L’affaire Caillebotte

Tutto è introdotto attraverso alla storia di Gustave Caillebotte, pittore impressionista di notevole tecnica, ma mai ricordato come facente parte del circolo virtuoso dell’impressionismo conosciuto dalla massa.

Nessuno pensando ad un quadro impressionista penserebbe ad un suo quadro.

“Il meno conosciuto degli impressionisti francesi” è stato considerato dai suoi contemporanei un fenomeno al pari di Monet, Renoir e Cezanne, ed Emile Zola lo descrisse come “il più audace del gruppo”.

Eppure Gustave Caillebotte non fu mai famoso quanto gli altri.

Gustave Caillebotte nasce nel 1848 da una famiglia abbiente di parigi. Studiò ingegneria, fu militare nell’esercito francese e scopri dopo i vent’anni la passione per la pittura.

Nel 1875 espose il suo quadro I piallatori di Parquet all’Accademia di Belle Arti di Parigi.
Grazie al quel quadro divenne amico del gruppo ribelle impressionista.

Lui, ricco di famiglia, sostenè a lungo il suo movimento e comprò moltissime opere dei suoi compagni come Monet e Degas, in un momento in cui ancora in pochi li calcolavano.
Ovviamente lui non aveva bisogno di vendere i suoi quadri, in quanto la sua arte non era il suo mezzo di sostentamento.

Morto giovane all’età di 45 anni, nel suo testamento chiese allo stato Francese di accogliere la sua collezione d’arte in un museo nazionale per esporla.

Cosa constava la sua collezione?

Sedici tele di Monet, otto di Renoir, otto di Degas, cinque di Cézanne e quattro di Manet, con 18 quadri di Pissarro e nove di Sisley.

Nonostante Renoir fece da curatore dell’eredità caillebottiana, lo Stato Francese non accetto di buon grado la richiesta, visto che da numerosi critici venivano attaccati gli impressionisti come “macchiaioli”.

Uno dei più famosi critici definì il movimento impressionista “immondizia”.

Dopo molti anni Renoir riuscì nel suo intento e fece accettare dallo Stato Francese la metà della sua collezione.
La questione sull’eredità di Caillebotte (o affaire Caillebotte) attirò tantissima attenzione e il pubblico corse in massa ad ammirare l’esposizione impressionista.

Il Nucleo dei pittori impressionisti in seguito fu identificato nel “nucleo dei sette”: Monet, Renoir, Degas, Cézanne, Manet, Pissarro e Sisley.

Un momento…. e Caillebotte?

Cosa contraddistingueva questi 7 pittori? e cosa li accomuna?

Dopo un attento studio James Cutting arrivò alla soluzione che NULLA li accomunava… se non aver fatto parte di quell’eredità!

Inoltre mise in piedi una ulteriore teoria: il fatto che Caillebotte avesse poi definito il canone impressionista definisce molto di più su questioni di comunicazione e popolarità.

Fece quindi un esperimento alla Cornell University per capire meglio l’implicazione che ha l’esposizione nei nostri gusti personali.

Prese 166 studenti del suo corso di Psicologia e presentò loro coppie di dipinti impressionisti (uno conosciuto e uno meno conosciuto).
6 volte su 10, il quadro più conosciuto era preferito a quello meno conosciuto.

In un altro corso invece espose gli studenti (in slide, presentazioni, appese sui muri) dipinti impressionisti non noti e molto noti con una proporzione di 4 a 1.

Cutting “stava cercando di creare un universo parallelo” dove l’affaire Caillebotte non era mai successo e i Sette Impressionisti non avevano avuto quell’esposizione e quella popolarità.

Ripetè l’esperimento, ma questa volta gli impressionisti meno noti avevano avuto 8 preferenze su 10.

Caillebotte quindi nonostante la grande abilità non solo non ha avuto giustizia ma aveva regalato ai suoi compagni “il dono dell’esposizione”

Tutta questa storia va a spiegare la teora dell’esposizione, per la quale le persone non hanno gusti reali ma tendono UNIVERSALMENTE a preferire ciò che conoscono e che gli è familiare.

E quindi?

E questo quindi spiega per esempio perchè i cosìdetti tormentoni sono così simili tra loro, hanno strutture simili o riprendono canzoni già note.

L’effetto esposizione è un concetto molto importante che dovrebbe essere usato in tutte le strategie di comunicazione.

Se ti ha appassionato questa storia puoi trovarla nel libro “Creare Successi”.

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